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INTRODUZIONE (da SCATTI NARRANTI,
pagg 3 e 4)
Laila ci aveva messo tanto a laurearsi perché
non riusciva a staccarsi da quella maledetta macchina
fotografica. Poi lo svoltone: tesi, un biglietto per
girare il mondo e alla fine una professione: fotografa.
Chicca lasciato il mare, quello dove tira vento di maccaia,
e con tanta storia dell’arte nelle tasche era
arrivata a Milano per lavorare nei libri. Anche lei
era difficile staccarla da quel maletto schermo del
cinema, allora, ancora, solo una grande passione, dopo
l’unica.
Si erano incontrate un inverno del 1994 a ballare la
disco, quella vera, quella che va da “I will survive”
a “Sex bomb”, e furono subito scintille.
Laila si era data una missione: riportare in auge il
genere fotografico più bistrattato, il fotoromanzo.
Ma con oggetti, anche i più comuni, come protagonisti,
e li aveva iniziati a ritrarre. Chicca se ne era data
un’altra: una scuola per scrivere storie, per
studiare il cinema e per farlo. E fu MACCHINA DEI SOGNI.
A quei corsi, dai titoli su cui nessuno avrebbe scommesso,
tra le tante esperienze proponeva, ai Narratori di storie
di inventarne su fotografie.
Eccolo lì il progetto! Ma le due eroine non lo
sanno ancora…
E siamo al 2003, più precisamente, in una tiepida
notte autunnale, al bancone di Peppuccio. E chi non
lo conosce il batterista mentore tabacchino sulla Darsena
dei Navigli di Milano? Quando le due, sulle struggenti
note di Coltrane, si dicono: facciamo una mostra…
Io, Laila, ci metto le foto, io, Chicca, lancio la sfida
a tutti i miei narratori. Scatta (non me ne voglia Laila)
il concorso e sotto un cielo pesante di polveri sottili
del 25 novembre la sfida è raccolta da trentatre
intrepidi della narrazione. Saranno i partecipanti stessi
al concorso a selezionare gli otto che andranno in mostra,
votandoli.
Belle o brutte che saranno, le poltrone scelte sull’atmosfera
delle storie, ispirate da otto immagini, rigorosamente
bianche e nere, di oggetti che riempono in silenzio
le nostre case, accoglieranno quelli che questa esperienza
se la vogliono vivere da lettori e non da spettatori.
Con la lanterna dentro alla caverna di Platone verso
la sorgente del mito del cinema: le immagini, le parole.
Ma i suoni dove li avete lasciati? Ci sono, ci sono…
se siete in mostra mettete la cuffia lì vicino
a voi che li sentirete, se siete a casa procuratevi
i brani suggeriti prima di iniziare a leggere.
…però – ci siamo detti – nel
catalogo ce le mettiamo tutte le storie, a moltiplicare
i vostri sogni narrativi…
E adesso che cosa vi auguro: Buona visione? Buona lettura?
chicca profumo
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