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MaDS Match

 

 

Matteo B.Bianchi vs Diego Altobelli.
Docenti della Macchina dei sogni e blogger.

foto di Edoardo Navone

 foto di Edoardo Navone

 

1. Ok sei un blogger.. un lavoro normale non ti piaceva. Di cosa scrivi?

Matteo B. Bianchi: Non ho ancora ben capito di “cosa” scrivo sul blog. L’ho iniziato perché mi sembrava un ottimo strumento per tenere vivo il dialogo con i miei lettori. Col tempo è diventato uno spazio dove inserire brevi narrazioni, recensioni dei libri che leggo e che mi piacciono di più, segnalazioni di riviste o eventi che mi sembrano interessanti e anche, ogni tanto, un po’ di fatti miei. Non credo che questo insieme confuso possa rientrare in una qualche categoria precisa.

Diego Altobelli: Come recita il boxerino sulla colonna sinistra del mio blog: “Di scrittura (più o meno) creativa, di letteratura, sceneggiatura e copywriting, ma anche di film, dischi, giochi, nomi, cose, città, animali, lettere e testamenti.”

 

2. Come scrivi un post di successo senza utilizzare la parola “porno”?

Matteo B. Bianchi: Per scelta non ho mai indagato sul numero di lettori che seguono il blog, né l’ho fatto con la mia rivista di letteratura on line ” ‘tina”. Viviamo in un mondo già sufficientemente competitivo, voglio che la Rete rimanga per me uno spazio di libertà, non sottoposto a criteri di maggiore o minore successo. Posso dirti però che ho capito con chiarezza quali post suscitano la partecipazione dei lettori e quali no. Se recensisco un libro, se racconto un’esperienza privata, ricevo pochi commenti. Quando invece apro questioni generali (tipo: “Vi è mai capitato di avere questo problema?” o “Chi di voi ha suggerimenti?”) allora rispondono in tanti. Quando scrivi un blog personale la gente tende a leggerti, non a commentarti. Affinché lo faccia devi essere più esplicito, richiederne la partecipazione diretta.

Diego Altobelli: È una domanda difficilissima. Il successo di un post è relativo a innumerevoli variabili: dalla popolarità dell’autore a quella del blog, al numero di visite e visitatori, all’originalità dei contenuti ecc. ecc. Personalmente reputo un post di successo quando ricevo feedback vari dai lettori (commenti, mail private, condivisione varie sui socialini, link da altri blog…).

 

3. Come ci arrivi in vetta a Google (e non parliamo di alpinismo…)?

Matteo B. Bianchi: Con il nome giusto. Io all’anagrafe sono Matteo Bianchi, un nome destinato all’anonimato (ce ne sono centinaia in Italia). Allora mi sono inventato di far precedere una B. al mio cognome. Adesso chi digita Matteo B. Bianchi su Google trova subito me. (Ok, ho fatto per anni il pubblicitario: a qualcosa sarà servito, no?)

Diego Altobelli: Anche questa è una domanda difficilissima perché – come prima – dipende da numerose variabili che vanno dalla strutturazione di veri e propri “piani editoriali” di breve periodo all’analisi degli argomenti e delle “parole chiave” trattate, alle contingenze storico-sociologiche della rete nel preciso momento in cui il post va online…

 

 

MATEO B.BIANCHI con il suo matteobblog ha pubblicato i romanzi, “Generations of love” (1999), “Fermati tanto così” (2002) ed “Esperimenti di felicità provvisoria” (2006), per Baldini Castoldi Dalai editore. Nel 2008 ha curato con Giorgio Vasta il “Dizionario Affettivo della Lingua Italiana” (Fandango). Ha scritto programmi per la radio (“Dispenser” Radio Due Rai) e la tv (“Very Victoria”, MTV – “Victor Victoria”, La7). Per il mensile GQ cura la rubrica “Laboratorio Scritture”. Dirige on line la sua rivista di narrativa ‘tina (www.matteobb.com/tina ). Il suo ultimo romanzo è “Apocalisse a domicilio” (Marsilio, 2010).

 

 

DIEGO ALTOBELLI con revolutionnine dopo la laurea scopre che, incredibilmente, la sua migliore abilità non risiedeva nella precognizione ma nella scrittura. Da allora impara sul campo il marketing strategico e operativo e comprende che comunicare vuol dire analizzare, interpretare e raccontare la realtà.
Sa che per essere un buon copy dovrà sempre avere ben chiaro cosa scrivere, come scriverlo e, soprattutto, a chi.


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