Macchina dei Sogni, Pagina, Facebook

Tag Cloud

Transmedia

Storytelling

TV Writing

Web e Mobile come strumenti narrativi. La vostra penna scrive on line. Sapete che l'unica telecamera che vi serve è già incastrata nella vostra tasca o agitata nelle vostre borse? Le Vostre storie anche. Noi pensiamo che mettendo le due cose insieme verrà fuori qualcosa di nuovo. Ma che già vi appartiene.



Learn more
Liberarsi del pensiero, della parola o dell'immagine che hanno scaturito una storia, una missione impossibile. Scoprirete motivi, riti e metodi della scrittura, conoscerete forme e strutture delle storie scritte per il cinema. C'è un viaggio che vi aspetta, fatto di pagine scritte e da scrivere, che porta dal racconto al romanzo, o alla sceneggiatura.

Learn more
La tv, si può guardare, ma magari, per alcuni, è più divertente scriverla. Dalla creazione e progettazione delle serie tv al mestiere di autore. Teoria e tecnica delle dinamiche e dei meccanismi televisivi che hanno rivoluzionato la fruizione di questo media. Perché "Video Killed the Radio Star", ma noi sopravviviamo. E meglio di prima!

Learn more





La Macchina dei Sogni insegna a raccontare storie. E lo fa da quindici anni, focalizzando la sua attenzione sull'evoluzione delle teorie e delle pratiche dello storytelling.

Solo per l'anno accademico 2013/14 saranno attivi i corsi "Limited Edition" che prevederanno un massimo di 10 partecipanti a corso.

Affrettatevi a prenotare contattando la nostra segreteria al +39 388 1537532 o inviando una mail a info@macchinadeisogni.org.

La selezioni sono iniziate!

agli sceneggiatori impazienti

 

Prima di affittare una stanza all’Hotel Earle,

cari aspiranti sceneggiatori, datevi  un’altra possibilità.

Avete visto cosa succede a Barton.

Leggetevi il progetto didattico della seconda edizione

di LADRI DI SCINTILLE,

il nostro corso di sceneggiatura,

in partenza il 12 febbraio 2014,

e a Charlie ci pensiamo noi.

Caccia un libro in valigia. Storie per l’estate.

Ci siamo. Classico momento dell’anno in cui mi piomba la domanda: “Dimmi un po’ che libri mi posso portare in vacanza?”
Quest’anno gioco d’anticipo, ho pensato. Scrivo un post e li rimando direttamente qui con tutte le info del caso. E ci metto pure un pugno di sano campanilismo e un pizzico d’orgoglio: e sì perché, per quest’estate, i romanzi suggeriti li hanno scritti tutti dei Macchinisti.
Parto da quello di più recente pubblicazione:

Massimo Donati, Diario di Spezie, Mondadori


Massimo era al suo primo corso di scrittura creativa quando si è iscritto a NARRATORI DI STORIE e poi ha deciso di proseguire alla Macchina dei sogni con LADRI DI SCINTILLE, il corso di sceneggiatura. La storia del suo romanzo sembra così già destinata a dibattersi tra le forme di scrittura, snodandosi per anni. Perché Diario di spezie è stato prima un soggetto per il cinema vincendo il Premio Solinas, per farsi solo successivamente romanzo.
Ma la trama: Un famoso cuoco italiano, Luca Trevisan, noto per la sua passione per le spezie e la grande abilità a usarle in cucina; un restauratore fiammingo altrettanto famoso, ma ambiguo e molto potente. E un ispettore di Bruxelles, Philippe Garrant, ormai caduto in disgrazia per aver seguito per quattro anni, senza venirne a capo, un caso internazionale dai risvolti drammatici, in cui si ipotizzava l’esistenza di un’organizzazione criminale che in trent’anni avrebbe fatto scomparire più di novemila bambini in tutta Europa. Dopo un incontro che ben presto si rivela tutt’altro che casuale, Luca e il restauratore si ritrovano a viaggiare insieme dal Belgio all’Italia: per entrambi un’occasione per incrementare il loro giro di contatti e affari, ma soprattutto per affrontare l’oscuro legame che li unisce e che Luca ancora ignora. Tra i boschi fitti e impenetrabili della Germania e dell’Austria, il giovane cuoco si trova inaspettatamente di fronte a scelte tremende, arrivando a compiere gesti estremi apparentemente contro la sua volontà. Solo la comparsa di Garrant potrebbe riportare le cose in una situazione di equilibrio…
Un thriller “psicologico” – mi viene da azzardare – per la discesa che ci viene concessa dentro l’abisso della psiche dei tre protagonisti, ad alta tensione e con colpi di scena garantiti, il tutto raccontato con uno stile letterario sofisticato che già dall’incipit ti strega:
“Minuscole gocce ghiacciate formano una corona che percorre l’attaccatura dei capelli sulla fronte, sulla curva delle orecchie, sulla nuca, e luccicano in modo sgradevole. Tutti lo vedono, come vedono la divisa candida, sbottonata in alto, che sui fianchi è macchiata di sudore e tradisce la tensione che lo confonde.
Sono quegli occhi addosso che lo fregano.”
Però quello che mi ha entusiasmato della lettura è la struttura: montato come un film. Quando arriverete al Capitolo Cinque capirete quello che vi sto dicendo: montaggio alternato. Avete presente i finali strafamosi dei Padrini uno, due e tre? Ecco proprio alla Coppola. E poi preciso uso di flashback, spostamenti nella cronologia, anticipazioni… Insomma se volete delle letture intelligenti il piatto è servito. Aggiungerei una nota del cuore. La mia frase preferita: “Stanotte ho sognato la rivoluzione”. Una di quelle frasi che quando la leggi ti si ferma il mondo intorno.

Secondo suggerimento:

Federico Tavola, Ucciderai corrotti e infedeli, Mursia

Federico è un fisico come Massimo. Questo collegamento è abbastanza curioso. Anche perché alla Macchina dei sogni di laureati in fisica non ne sono capitati tantissimi e un po’ tutto questo ha a che fare anche con la mia biografia. Sì, perché pure io ho frequentato due anni della facoltà prima della svolta repentina in Storia dell’arte.
Forse questo li rende particolarmente forti nella “meccanica” delle trame dato i generi letterari che scelgono.
Dal thriller qui approdiamo al giallo. Un giallo milanese, meglio un romanzo criminale a Milano. Una Milano contemporanea che l’autore non smette di amare e che, quasi quasi, è riuscito a farmi piacere.
La trama:
Uno specializzando in fisica medica è scomparso. Tre sorgenti di radio, utilizzate nelle terapie antitumorali, mancano dal censimento di un grande ospedale lombardo. Due fatti scollegati oppure due indizi che qualcosa di grave sta accadendo sotto la cupola dominata dall’angelo della salute? Tocca a Leonardo Lorenzi indagare con discrezione su questo duplice enigma che pagina dopo pagina si trasforma in un viaggio nei meandri di una regione dove il confine tra legalità e malaffare è diventato impalpabile fino a scomparire. Tormentato dai demoni del passato, Lorenzi affonda in una trama di corruzione e di intolleranza nella quale si sono saldati legami indicibili. Con Max, l’abile hacker bello come un dio, e il suo vecchio amico Todeschini, tornato in pista, l’investigatore dovrà attraversare i miasmi del male per cercare di salvare una giovane vita e saldare così il debito con un ricordo che non vuole passare.
Il protagonista Leonardo Lenzi, investigatore privato, vive nelle pagine di Federico già dal primo romanzo, Che bella vita, e c’è modo di invaghirsi di lui: paladino di una battaglia per la verità tra segreti industriali e scoperte scientifiche nella poderosa lotta contro le multinazionali. Perché l’autore non smette mai di allargarci gli orizzonti per arrivare a parlare di grandi temi: dallo sviluppo sostenibile alla democrazia energetica, nel primo romanzo, alla politica corrotta e la strumentalizzazione dell’intolleranza religiosa, nel secondo.
Non a caso quando gli ho chiesto quali cinque righe avesse preferito del suo romanzo, mi ha mandato queste:
“Se prima i politici corrotti, i mafiosi in generale, sfruttavano il sistema per arricchirsi e acquisire potere, adesso è il sistema a sfruttare loro per proliferare. Fino a quando le condizioni per il sostentamento del sistema resteranno in piedi, il sistema resisterà. Qualsiasi cosa accada il sistema si conserva, si riorganizza e crea nuovi interessi. La linea di separazione tra decente e indecente, legale e illegale, è ormai invisibile”
Temi forti espressi con uno stile, che fin dal corso avevo apprezzato, quello che io definisco uno stile “dritto”. Duro e puro, insomma. La frase dell’incipit ne è perfetta testimone: “Nel buio gli incubi si fanno reali”. E Federico fa luce.

Da Milano parte la storia “on the road” del romanzo storico di

Stefano Giussani, L’ultima onda del lago, Bellavite

La trama:
Milano 1944. Anna, adolescente ebrea, la cui famiglia è stata deportata, cerca di salvare dai bombardamenti e dal campo di concentramento il fratellino Davide sordo cieco. Sebastiano, l’unico amico rimasto in città, dopo l’arresto del compagno di vita, si offre di guidarli nella fuga verso la Svizzera.
Sui monti tra Como e Lugano incontrano Valerio un sedicenne che insegue un sogno: costruire un sommergibile per contrabbandare indisturbato attraverso il lago di Lugano, mentre le pattuglie naziste setacciano i boschi alla ricerca di partigiani e fuggiaschi.
Un sommergibile nel lago di Lugano? Attenzione perché il fatto è realmente accaduto. Una storia che già contiene un fascino irresistibile e che Stefano è riuscito a scovare nei racconti di un amico.
I quattro protagonisti sono i rappresentati di quell’umanità che la Seconda guerra mondiale ha messo in fuga dalle persecuzioni: gli ebrei, i dissidenti, gli omosessuali, i partigiani.
Inizio teso in media res:
Monti Lariani, ottobre 1944.
Un bosco può ucciderti. Lei ne é convinta. L’uomo, la ragazza e il bambino camminano già da un’ora.”
Perché Stefano questa storia riesce a raccontarla evitando ogni retorica e senza mai affondare nel melodramma, anzi, rendendo così magica la natura nelle sue descrizioni da fartela sentire sulla pelle. Lui è uno di quelli che in montagna tolgono le scarpe e camminano sul ciglio del pianoro per fermarsi a guardare il tramonto tra le cime.
Il personaggio con cui ho legato di più è Sebastiano che non ha più notizie del suo compagno Ervé e che teme per la sua stessa vita, avendo fatto scelte affettive e di vita all’epoca condannate senza appello. Le mie e le sue righe preferite del romanzo sono quando lui racconta la sua storia a Anna:
“Anche la casa dell’amico é stata al centro delle attenzioni del regime, ma in quel monento avevano trovato tra le mura solo Ervé. É il suo compagno. Di appartamento, di stanza, di vita. É stato portato via. “Ma lo hanno portato via perché….?”, aveva domandato Anna lasciando in sospeso la fine.”
Così si scrive.
Tre cuori di Macchinisti, tre storie.
Buona lettura a tutti e felice estate. chicca

Luca Perversi e “Il vecchio sul giardino”

Ecco il nuovo racconto che Macchina dei Sogni ha confezionato per The Lifestyle journal: Il Vecchio sul giardino.

il vecchio sul giardino, racconto di luca perversi

Lo ha scritto Luca, un autore in rampa di lancio, uno di quelli che potrebbero spiccare il volo. Si tratta di una storia che più che una storia è un acquarello: un giardino urbano fatto di colori che descrivono il presente, gesti piccoli come api tra i  fiori e la vertigine di trovarsi aggrappati a una vita che sbiadisce.

Buona lettura

E.

Pagina 1 di 1512345...10...Ultima »